Pur essendo lontano dall’Egitto ormai da quasi tre anni, Zahi Hawass puntualmente fa parlare di sé (basta vedere tutte le polemiche scoppiate in questo periodo: 1, 2, 3, 4). L’ex Segretario Generale dello SCA ed ex Ministro delle Antichità prova a preparare il terreno per un suo ritorno in patria. Infatti, praticamente esiliato dal 2011 per i suoi rapporti con Mubarak, è di nuovo al servizio del governo egiziano come ambasciatore all’estero del Ministero del Turismo, ma lui vorrebbe rioccupare il suo originario posto di “padre padrone” dell’archeologia della Valle del Nilo.
Per fare ciò, Hawass ha cominciato a lisciare il pelo al generale Abdel Fattah al-Sisi, tra i protagonisti della destituzione di Morsi e della presa di potere da parte dell’esercito nello scorso luglio, paragonandolo a Mentuhotep II, il faraone della XI dinastia che riportò ordine e unità nell’Egitto frazionato del I Periodo Intermedio e da cui, convenzionalmente, si fa partire il Medio Regno. Il generale sarebbe l’uomo forte in grado di controllare il Paese e di portarlo a una nuova costituzione e, aggiungendo con la sua tipica teatralità, l’unica speranza in vista.
Dal canto suo, l’archeologo egiziano spera di riabilitare la sua reputazione contaminata non solo da accuse di collusione con il regime Mubarak, ma anche di corruzione, dispotismo e tratta di antichità. Zahi è convinto di poter guidare la rinascita delle antichità egizie, ma non adesso perché, avendo paura di scottarsi di nuovo, aspetta la formazione di un governo stabile.
http://www.theguardian.com/world/2014/jan/02/zahi-hawass-egypt-abdel-fatah-al-sisi-pharaoh