Durante il meeting annuale dell’American Research Center in Egypt (4-6 aprile), saranno presentati i risultati dello scavo della University of Pennsylvania di una tomba del 1300 a.C. ad Abido. Questa missione, tra 2013 e 2014, ha compiuto scoperte straordinarie, tra cui le sepolture dei faraoni Sobekhotep I (XIII din.) e Senebkay, sempre del II P.I. e forse il primo re ad essere individuato di una sconosciuta “Dinastia di Abido” che non ha lasciato tracce sulle fonti storiche.
La tomba in questione è più recente (Nuovo Regno) e apparterrebbe a uno scriba di nome Horemheb. La struttura era completamente ipogea se si esclude la piramide all’ingresso che doveva raggiungere i 7 metri d’altezza. Il nome del defunto è sul bel sarcofago in arenaria dipinta di rosso e finemente lavorato con figure di divinità e formule tratte dal Libro dei Morti. Non è stata ritrovata la mummia all’interno perché la tomba era stata depredata più volte già in antichità; tuttavia, sono stati individuati i resti ossei disarticolati di 3 o 4 uomini, 10/12 donne e due bambini. Kevin Cahail, che ha diretto lo scavo, afferma che il numero di ossa femminili potrebbe essere spiegato non solo con la poligamia, ma anche con sepolture familiari appartenenti a più generazioni o a inumazioni abusive successive.

Tra i ritrovamenti più importanti, spicca un rarissimo amuleto in diaspro verde e rosso (qui a sinistra) che rappresenta il cuore ib. Probabilmente legato alla psicostasia, la “pesatura dell’anima” del cap. 125 del Libro dei Morti, il piccolo oggetto potrebbe essere stato inserito nel petto di uno dei morti oppure semplicemente al collo come pendente. Altra reperto interessante è un ushabti dipinto individuato in un’altra camera funeraria, questa volta senza sarcofago. Sulla statuetta si legge il nome di quello che potrebbe essere, secondo gli archeologi americani, il padre o il fratello maggiore di Horemheb, cioè Ramessu “Sovrintendente alle Scuderie”.