Dopo oltre 90 anni dalla loro scoperta, saranno esposti al pubblico i papiri di Karanis. Questi reperti provengono dagli scavi iniziati dallo statunitense Francis Kelsey nel 1924 nella città fondata da Tolomeo II che divenne, soprattutto in epoca romana, uno dei più grandi centri del Fayyum (si trova a 80 km a sud del Cairo). Gran parte dei papiri andarono a formare la collezione del Kelsey Museum della University of Michigan, ma alcuni vennero ceduti nel 1952 all’Egitto che, da allora, li ha tenuti nei magazzini del Museo Egizio del Cairo.
Almeno fino ad ora, perché i cosiddetti “Papiri Michigan” potranno essere ammirati per tre settimane nella sala del museo dedicata alle mostre temporanee. L’iniziativa è partita grazie al lavoro della papirologa tedesca Cornelia Römer che ha cominciato a studiare il gruppo dal 2010 concentrandosi, in particolare, sui papiri trovati nell’abitazione di Socrate, esattore delle tasse del II sec. d.C. In generale, si tratta di documenti fiscali, lettere private, copie di testi letterari scritti in greco tra il regno di Diocleziano (284-305) e gli anni ’70 del IV secolo.