Heb-Sed: il Giubileo dei faraoni

Heb-Sed: il Giubileo dei faraoni - Djed Medu
Festa Sed di Sesostri III (foto: wikipedia)

Lo scorso 25 dicembre, dopo l’apertura della Porta Santa nella basilica di San Pietro, Papa Francesco ha inaugurato il Giubileo del 2025, venticinquesimo giubileo universale ordinario della Chiesa cattolica. L’evento, istituito nel 1300 da Bonifacio VIII, si ripete ogni 25 anni per garantire l’indulgenza plenaria ai fedeli che seguono determinate istanze cambiate nel corso dei secoli. Il nome, invece, deriva da una più antica tradizione ebraica che, ogni 50 anni, vedeva la restituzione dei terreni ai vecchi proprietari, la cancellazione dei debiti, la liberazione di schiavi e prigionieri.

Ma ancor prima, molto prima, anche in Egitto esisteva un giubileo: l’Heb-Sed.

L’Heb-Sed (ḥb-sd, “festa Sed”) è una celebrazione dalle radici remotissime che risalgono almeno alla I dinastia (3000 a.C. circa), seppur sembri essere perfino più antica, e continuata fino al periodo greco-romano. In sostanza, si trattava di un complesso insieme di riti magico-religiosi che serviva a rigenerare la forza vitale di faraoni ormai anziani o malati, per permettere loro di garantire la prosperità del popolo e di mantenere l’ordine cosmico.

Per questo, il giubileo reale di solito cadeva dopo il 30° anno di regno e poi ancora ogni tre; questa regola, però, non era così categorica e sono attestati diversi casi in cui l’Heb-Sed arrivò prima. Ad esempio, Amenofi IV, futuro Akhenaton,  lo celebrò già nel 3°/4° anno di regno, non perché fosse vecchio, ma come chiaro manifesto dei suoi programmi di rinnovamento religioso. Amenofi III ne organizzò tre, tra cui il primo fu probilmente il più sontuoso della storia egizia; Ramesse II – sul trono per ben 67 anni – addirittura 14!

Giubileo di Niuserra
Particolare della festa Sed di Niuserra da Abu Ghurob (https://egyptmanchester.wordpress.com/tag/heb-sed/)

Non si conosce precisamente come si svolgesse il rituale poiché le fonti a disposizione, seppur numerose, sono frammentarie e pressocché tutte iconografiche. Si fa riferimento soprattutto ai rilievi di Niuserra (V din.) nel suo tempio solare ad Abu Ghurab (immagine in alto), di Amenofi III (XVIII din.) a Soleb e di Osorkon II nel tempio di Bastet a Bubastis. Poi ci sono sei pannelli dal complesso funerario di Djoser e la disposizione stessa di alcuni dei suoi edifici a Saqqara. Elementi comuni tra le varie versioni sono sicuramente la corsa rituale – per dimostrare la prestanza fisica del faraone – e l’esposizione del re, seduto in trono, con corona e scettri e avvolto da un mantello, sotto un padiglione rialzato.

Heb-Sed: il Giubileo dei faraoni - Djed Medu
Placchetta in avorio con la possibile festa Sed di Den (foto: wikipedia)

Le prime possibili rappresentazioni di festa Sed si riscontrano in oggetti appartenuti a Re Scorpione (dinastia 0), Narmer, Djer, Den (immagine in alto) Anedjib, Semerkhet (I din.) e, con maggiori certezze, a Khasekhemui (II din.), ma alcune iconografie sono comunque condivise con altri culti reali. Non è chiara nemmeno l’origine del nome che potrebbe derivare dall’antico appellativo del dio lupo Upuaut – Sed per l’appunto – o dalla coda di toro che veniva affissa alla cintura dei faraoni come simbolo di potenza.

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La corte della festa Sed nel complesso funerario di Djoser a Saqqara (foto M. Mancini)
Heb-Sed: il Giubileo dei faraoni - Djed Medu
La corsa di Djoser in uno dei pannelli dalla sua piramide (foto: wikipedia)

Queste scene trovano poi una concretizzazione architettonica a Saqqara, dove nel cosiddetto cortile della festa Sed (foto in alto) ci sono un podio rialzato e due cippi di confine a forma di “B” che simboleggiano l’Alto e il Basso Egitto e che segnano il tragitto che Djoser doveva coprire di corsa, come mostrano i rilievi dalle gallerie della Piramide a gradoni (a sinistra). Questo spazio, delimitato da cappelle dal valore simbolico poiché riempite di detriti fin da subito, è stato interpretato proprio come il luogo dove venne celebrato l’Heb-Sed di Djoser, magari postumo.

Ci sono infatti fonti che indicano che il giubileo di rigenerazione fosse anche “solo” simbolico e non allestito concretamente, poiché rivolto a faraoni defunti, come ad esempio Ramesse I, per estendere il loro governo nell’aldilà.

Come detto, non c’è una teoria condivisa su come si svolgessero i riti, che comunque dovevano protrarsi per settimane. Non c’è certezza nemmeno su quali parti fossero pubbliche e quali ristrette a sacerdoti e membri della corte. Sembra comunque che non ci fosse un singolo luogo prefissato per l’Heb-Sed, in quanto cambiava di faraone in faraone.

Si può però provare a interpretare le fonti iconografiche e stilare una sorta di programma generale: il sovrano compiva rituali di fondazione; presenziava all’ispezione e al conteggio del bestiame; partecipava alla procesione vera e propria dal palazzo reale, trasportato su una lettiga a forma di leone e accompagnato da funzionari e portatori di stendardi; visitava le cappelle degli dèi dell’Alto e del Basso Egitto, tra cui quella di Upuaut, lasciando offerte; saliva sul trono rialzato indossando le insegne del potere, la corona rossa o bianca e la speciale cappa che avvolgeva il busto. Non sembrano invece esclusivi del Giubileo altri riti come l’erezione del pilastro djed

 

Breve bibliografia